Cosa vedere in Cambogia? I diari del tuk-tuk [Giorno 3]

By , 6 September 2014

Siamo arrivati al terzo e ultimo giorno del nostro viaggio: dopo aver esplorato la cittadina di Siam Reap nella nostra prima tappa e l’area monumentale di Angkor nella seconda, ci dirigiamo ora verso sud.

Giorno 3 – Il villaggio galleggiante di Kompong Phluk

Il villaggio galleggiante di Kompong Phluk – Francesco Venturini © All rights reserved

Il villaggio galleggiante di Kompong Phluk – Francesco Venturini © All rights reserved

Da Siam Reap, scendendo a sud nella provincia rurale in direzione del lago di Tonlé Sap, si raggiunge l’incanto del villaggio galleggiante di Kompong PhlukUna strada sterrata mette a dura prova il tuk-tuk e le capacità di guida di Sitha che mi porta a destinazione sollevando una nuvola leggera di terra rossastra.

Ci fermiamo lungo un canale dove ci aspettano lunghe imbarcazioni allineate che fanno la spola da qui al villaggio. Il nostro capitano ha il viso scuro e fiero ed è di poche parole ma trapela un sorriso imbarazzato di fronte all’obiettivo della fotocamera. La lancia corre veloce lungo il corso d’acqua e incrocia altre imbarcazioni che ci salutano mentre mi godo il viaggio seduto a gambe incrociate a prua.

Lo sguardo fiero del capitano – Francesco Venturini © All rights reserved

Lo sguardo fiero del capitano – Francesco Venturini © All rights reserved

La velocità diminuisce, il canale si allarga in un più ampio specchio d’acqua e siamo arrivati al villaggio di Kompong Pluk con le sue palafitte sorrette da lunghe e sottili zampe che mi ricordano gli elefanti nei quadri di Dalì. Tronchi verticali infitti si alzano a 5 metri dal pelo dell’acqua e terminano con case in legno colorate dal tetto a doppio spiovente.

La vita scorre lenta e animata nel villaggio galleggiante: la maggior parte delle attività avviene su imbarcazioni dove troviamo pescatori intenti a riparare le reti e chiatte con piccoli orti coltivati e recinti per gli animali. Tutto deve essere galleggiante per permettere di adattarsi al livello delle acque che cambia con il variare delle stagioni.

La quotidianeità galleggiante degli abitanti del villaggio – Francesco Venturini © All rights reserved

La quotidianeità galleggiante degli abitanti del villaggio – Francesco Venturini © All rights reserved

E come ad Angkor sono i bambini a rapire la mia attenzione con le mille piccole scene di vita: il rientro in canoa da scuola con le divise bianche e impeccabili, l’attraversamento del canale in una piccola tinozza a remi per raggiungere il padre, l’asciugarsi al sole caldo dopo un bagno, le danze e i saluti al passaggio mio e degli altri turisti.

La bambina con la tinozza a remi – Francesco Venturini © All rights reserved

La bambina con la tinozza a remi – Francesco Venturini © All rights reserved

Attracchiamo a un piccolo pontile e scendiamo per conoscere un collettivo di donne che gestiscono in proprio un piccola attività turistica: un tour in canoa nel fitto intrico delle mangrovie. Due passeggeri al massimo seduti in equilibrio sul tatami e una donna che pagaia accovacciata a prua, con spesso accanto a sé il figlio più piccolo.

Una delle donne che porta i turisti in canoa– Francesco Venturini © All rights reserved

Una delle donne che porta i turisti in canoa – Francesco Venturini © All rights reserved

Dopo il giro in canoa il fiero comandante mi concede un affaccio sul lago che si estende fino all’orizzonte e una brezza fresca increspa la superficie che il sole fa brillare. All’imbarco trovo Sitha che smonta l’amaca appesa fra i montanti del tuk-tuk per un riposo in mia attesa, con un sorriso mi fa cenno di salire per un ultimo viaggio in sua compagnia.

E a distanza di mesi infiniti volti come fotogrammi di un rullino mi scorrono davanti agli occhi mentre mi preparo a uscire e mi sistemo attorno al collo la mia krama con ancora l’odor di Cambogia.

Il saluto dei bambini – Francesco Venturini © All rights reserved

Il saluto dei bambini – Francesco Venturini © All rights reserved


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