Cosa vedere in Cambogia? I diari del tuk-tuk [giorno 1]

Di , 17 agosto 2014

Tre giorni per tre tappe fondamentali della parte occidentale della Cambogia, quella al confine con la Thailandia…un’esperienza che è stata come sedersi su una panchina appena verniciata: ha lasciato il segno ed è stato difficile separarsene!

Vi faccio posto accanto a me su questa “panchina su ruote”, il tuk-tuk che mi ha portato alla scoperta di questo accogliente Paese.

La frontiera

Si percepisce subito la differenza tra Thailandia e Cambogia. Attraversate la frontiera e sotto il cartello “Kingdom of Cambodia” che sovrasta le statue leonine il flusso di turisti lascia il lato sinistro della carreggiata per quello destro. Un attraversare la frontiera che è un incontro fra due realtà convergenti all’incrocio di una “X” per separarsi di lì a poco e distinguersi in impercettibili sfumature.

I backpackers si mischiano alla popolazione locale che spinge carretti a mano con ogni genere di mercanzia, ragazze truccate sui loro scooter sfrecciano al fianco di camionminivan, mentre bambini curiosi a piedi nudi spuntano da ogni angolo.

[caption id="attachment_19936" align="aligncenter" width="700"]Frenesia alla frontiera Frenesia alla frontiera – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

Un’eterogenea e affascinante frenesia segna questo confine incrociato fra i due Stati per poi disperdersi, varcata la frontiera, in un rilassante paesaggio di campagne ordinate ai margini della foresta.

Così è la strada che da Poipet porta a Siem Reap (dove troverete anche un hotel che sostiene lo sviluppo della comunità): comoda e rettilinea, vi permette di scorgere le risaie regolari con le vacche che pascolano, i contadini al lavoro e piccoli e ripetuti commercianti che propongono ogni genere a bordo strada.

[caption id="attachment_19938" align="aligncenter" width="700"]Rifornimento tuk-tuk on the road Rifornimento tuk-tuk on the road – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

Minivan, bus, auto e tuk-tuk scorrono lungo la strada a due carreggiate, rallentati a tratti dai cantieri che strappano a poco a poco la terra alla giungla che si espande a perdita d’occhio.

Giorno 1 – Siam Reap

La strada scorre veloce dalla frontiera fino a Siem Reap. Una cittadina turistica e accogliente che dal tramonto a notte fonda dà il meglio di sé. Il Night Market e Pub Street attraggono centinaia di turisti con mercatini che offrono ogni genere di merce e locali per tutti i gusti.

[caption id="attachment_19940" align="aligncenter" width="700"]Welcome to Pub Street Welcome to Pub Street – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

Luci rosse, frecce e insegne luminose rischiarano la notte accompagnandovi nel vostro percorso con le voci dei venditori che con la medesima cadenza ripetono in loop “Buy something sir?”.

[caption id="attachment_19942" align="aligncenter" width="700"]Art Center Night Market Art Center Night Market – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

Fra le cose più interessanti che ho trovato nei vari banchetti c’è una linea di borse e borselli di riciclo fatti a mano e realizzate con i ballini in polietilene di cemento: due sono i brand che richiamano le tradizioni cambogiane uno con l’elefante e l’altro con il fiore di loto (per maggiori informazioni Angkor Recycled).

[caption id="attachment_19944" align="aligncenter" width="700"]Borse e borselli riciclati hand made Borse e borselli riciclati hand made – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

La zona è tempestata di locali attraenti e vale la pena fermarsi a mangiare qualcosa a “La Tigre de Papier” gustando alcuni piatti tipici della cucina Khmer accompagnando il tutto con un’ottima birra: la Angkor (la mia preferita) oppure una Cambodia in bottiglia.

[caption id="attachment_19946" align="aligncenter" width="700"]La birra Angkor - il gusto della Cambogia La birra Angkor – il gusto della Cambogia – Francesco Venturini © All rights reserved[/caption]

Valida alternativa sono i chioschi per strada dove trovate di tutto: zuppe e noodles, carne, pesce, frutta e verdura… e, per i più coraggiosi, succulenti larve, spiedini di serpente e ragni fritti grandi come un uovo!

Nel primo dopo cena ci si sposta al “Temple” attirati dalla musica assordante del sound system a bordo strada per un primo cocktail ma poi l’occhio cade sui colori psichedelici e sull’atmosfera oltremodo festosa del ”Angkor What?”. Un locale iconico per i turisti più sfrenati il cui motto recita “Proudly promove irresponsable drinking from 1998”.

E allora perché non lasciarsi andare a questa contagiosa atmosfera e ordinare un “bucket”: una bevuta da un litro con tante cannucce da condividere con gli amici ballando sui tavoli.

E a notte fonda un passaggio in tuk-tuk fino all’albero è d’obbligo!


Volete proseguire?

Leggete il racconto del giorno 2


Alla ricerca di un hotel a Seam Reap?

Ecco a voi!


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Cosa vedere nella patria del Kilimangiaro (di Licia Colò)


Foto di copertina: Gli occhi della Cambogia – La Cambogia negli occhi – Francesco Venturini © All rights reserved
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