Cosa mangiare e bere in Emilia Romagna, un viaggio culinario!

By , 21 November 2014

Andiamo alla scoperta di quel paradiso del gusto chiamato Emilia Romagna in un viaggio virtuale tra i sapori lungo la Via Emilia.

Percorriamo al ritmo di sorsi e bocconi la strada dei vini più noti dell’Emilia Romagna, con qualche fermata speciale nelle case delle arzdore che ci hanno ospitato nell’intimità dei loro fornelli per scoprire aneddoti e memorie legate ai piatti della tradizione, nel più autentico pranzo in famiglia: “A Pranzo con TER”.


Piacenza – Il Gutturnio


Ci mettiamo in strada partendo da Piacenza con il Gutturnio. Il Gutturnio, vino simbolo di queste zone, ha origini antiche; il suo nome deriva dalla grande coppa d’argento nella quale i romani versavano il vino durante le feste.

Nasce dall’assemblaggio di due uve complementari: la Barbera, che gli dona il corpo e il carattere, e la Bonarda, a cui è affidata l’eleganza e la morbidezza.

Una curiosità: si narra che il console piacentino Pisone (suocero di Giulio Cesare) venne pubblicamente biasimato da Cicerone per il suo smodato amore per questo vino.

Gli accompagnamenti adatti alle bollicine del Gutturnio frizzante sono all’insegna della migliore tradizione emiliana: i piacentini imbandiscono la tavola con taglieri dei loro tipici salumi DOP e piatti tradizionali come i Pisarei e fasö, mentre il Gutturnio fermo reclama arrosti e bolliti, brasati e carni alla griglia.

Gutturnio-enotecaemrom

Gutturnio – Enotecaemrom


Parma, Reggio Emilia, Modena – Il Lambrusco


Scendendo lungo la strada incontriamo il Lambrusco, la cui famiglia di vitigni è la più diffusa da Parma fino alle zone di Reggio Emilia e Modena. Il gusto delle sue uve fragranti è caratterizzato dalla freschezza tipica delle bollicine e dal profumo di frutta rossa.

Il nome “Lambrusco” racconta l’origine di questo vitigno dalla vite selvatica: la “labrusca” era infatti quella “che cresce incolta ai margini dei campi.

Vigneto autunnale nel parmense

Vigneto autunnale nel parmense

 

Legato al consumo di maiale e ai fumanti piatti della tradizione (come il cotechino con le lenticchie e il ragù d’anatra di Mamma Gabriella) le bollicine di questo vino frizzante sono ideali per pulire il palato ad ogni sorso della cucina emiliana. Ma gli abbinamenti del Lambrusco non si limitano ai pranzi domenicali: è un vino che si può gustare anche con aperitivi e merende a base di pane e salame.


Colli Bolognesi, Reno e Colli d’Imola – Il Pignoletto


A metà del percorso, ci adagiamo sui colli bolognesi per assaporare un vino dalle 3 denominazioni DOC (Colli Bolognesi, Reno e Colli d’Imola): il Pignoletto. Nell’area collinare attorno a Bologna si esaltano le caratteristiche del vitigno a bacca bianca, la cui presenza è documentata fin dalla metà del XVI secolo.

Il Pignoletto ben si presta alla frizzante spensieratezza delle pause domenicali sui colli e dei pomeriggi di festa, è il piacevole intermezzo dei bolognesi da gustare distesi sulle onde verdeggianti della terra da cui nasce.

Vigneto dell'Azienda Corte d'Aibo a Monteveglio (Bo) nel periodo autonnale

Vigneto dell’Azienda Corte d’Aibo a Monteveglio (Bo) nel periodo autunnale

Dopo una scorpacciata secondo tradizione tra i segreti culinari di Nonna Renata (ecco il suo pollo coi peperoni), scendiamo verso Dozza, il delizioso borgo noto per i dipinti sui muri delle case.

Sul confine tra Emilia e Romagna opera l’associazione Enoteca Regionale Emilia Romagna che, con oltre 1000 etichette di 260 produttori della regione, dal 1970 è dedita alla promozione del patrimonio vinicolo regionale, nella suggestiva sede all’interno della Rocca Sforzesca.

Enoteca Regionale - Dozza

Enoteca Regionale – Dozza


Colline tra Imola e Rimini – Sangiovese


Proseguendo entriamo in Romagna e ci dirigiamo alla scoperta di un vino che sa esprimere bene il carattere sincero della sua terra: il Sangiovese di Romagna DOC. Rosso dal profumo fruttato e dal gusto pieno, è il vitigno italiano più diffuso nonché componente principale di tante eccellenze enologiche nazionali.

Nelle colline tra Imola e Rimini il Sangiovese si beve dal vigneto al monastero, dove si dice sia stato coniato il nome “Sanguis Jovis” (Sangue di Giove), prendendo spunto dal Colle Giove su cui si trovava il convento della leggenda.

Simbolo del carattere festoso dei romagnoli, amanti di comitive numerose e risate, il vino Sangiovese si sposa alla perfezione con tutta la gastronomia “made in Romagna”, come i cappelletti romagnoli di Mamma Lucia.


Forlì-Cesena – Ravenna – L’Albana


Ma la Romagna offre una duplice anima vinicola che, per gli amanti del bianco, si realizza nell’Albana. Coltivato nelle colline delle province di Forlì-Cesena e Ravenna, questo vino strutturato e morbido, dal colore dorato, si beve come vuole la tradizione a fine pasto o assieme alla brazadèla, la tipica ciambella romagnola.

Albana - enotecaemrom

Albana – enotecaemrom


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